STORIA

L’odierna Sambuca fu fondata dagli arabi intorno all’830 d.C., qualche anno dopo il loro sbarco in Sicilia e la chiamarono Zabuth, in onore del giovane emiro arabo Al Zabut che aveva fatto erigere in quel luogo un castello.

Zabut fu abitata da popolazione islamica fino al tredicesimo secolo fino a quando si ribellò alle operazioni di consolidamento imperiale ordinate da Federico II che costruì il Castello di Giuliana da usarsi come quartiere generale per la soluzione della “questione saracena” in Sicilia, voluta dal Papa. Zabut resistette per due anni. La resistenza fu stroncata nel 1225 e la strage fu totale.

Mantenne l’antico nome anche quando Guglielmo II, detto “Il Buono”, donava alla Chiesa di Monreale la “Chabuta seu Zabut”, dove “Chabuta” sta per “spendida” e “seu” per “ovvero”.

Sambuca conserva ancora le tracce di questa sua matrice islamica nel “quartiere arabo”, costituito da un impianto urbano che si sviluppò attorno a sette “Vicoli saraceni”, trasformati in un museo vivente di storia arabo-sicula e nella fortezza di Mazzallakkar sulle sponde del lago Arancio che viene sommersa ogni qualvolta s’innalza il livello del lago.

Dal quindicesimo al diciassettesimo secolo, La Sambuca conobbe alterne vicende: prosperità e pestilenze, benessere e miseria, splendore e terremoti. Nonostante tutto La Sambuca progredì. La giurisdizione passò alla famiglia romana Barberini e sorsero nuovi quartieri, si allargarono la cinta delle mura, vennero costruiti palazzi baronali e signorili, chiese, monasteri, conventi. Da baronia la Terra della Sambuca venne promossa con privilegio di Filippo II di Spagna a marchesato, il quale, nel 1666, passò, a causa di un matrimonio, ai Beccadelli.

L’‘800 si presenta nella Sambuca ricco di fermenti culturali. In quegli anni si formò una classe medio-borghese illuminata, formata da letterati, poeti e patrioti.

Nel 1928 Mussolini cancellò il nome Zabut e specificò Sambuca regionalmente aggiungendo “di Sicilia”.

Il Novecento ha visto una importante crescita culturale della cittadina sicana, con la fondazione del mensile cittadino “La Voce di Sambuca”, la creazione di vari musei e la presenza di vari letterati e artisti, quali i poeti Baldassare Gurrera e Pietro La Genga, e il pittore Gianbecchina, apprezzato dalla critica italiana e internazionale.

Oggi Sambuca di Sicilia, grazie all’integrità del tessuto urbano, all’armonia e qualità architettonica e alla vivibilità del borgo fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia.

 

 

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