Cenni storici

Chiusa Sclafani borgo adagiato sulle pendici del colle denominato “Omo Morto”, è un tipico paese a pianta medievale che, nonostante le trasformazioni degli ultimi cinquant’anni, conserva ancora intatta l’antica struttura urbanistica di sapore medievale. Sull’origine del nome esistono varie ipotesi. Secondo alcuni storici il nome di Chiusa (latino “Clausa”) deriverebbe dall’esistenza di un luogo recintato dove si allevavano  cavalli, una seconda ipotesi, invece, sostiene che, si pensò bene di dargli questo  nome poiché  il centro urbano posizionato fra tre colli e due rami del fiume Isburi appariva tra essi “chiuso”, un ulteriore, plausibile ipotesi sull’origine del nome, vedrebbe il territorio originariamente destinato a “chiusa di caccia” del sopraccitato Conte; mentre, l’appellativo Sclafani, fu aggiunto nel 1863,  sia in ricordo del suo fondatore, il Conte  Sclafani, sia per distinguerlo da altri omonimi comuni italiani. II Comune comprende due centri abitati: Chiusa Sclafani e la frazione di San Carlo. Alcuni elementi strutturali, presenti nell’attuale sito urbano, fanno risalire la sua fondazione ad un periodo anteriore, arabo- bizantino, rispetto alla data riportata da alcuni storici. Un’ipotesi avvalorata anche dalla scoperta nel 1877, nelle località di Cicirello e Chiusa la Vecchia, di una necropoli ed il rinvenimento di alcuni utensili della stessa epoca. 

Un po’ di storia:

Nel 1175 il feudo di Chiusa, che apparteneva alla diocesi di Girgenti, fu concesso da Guglielmo II a Giovanni Antonio Sclafani, prode condottiero d’origine germanica stabilitosi in Sicilia al seguito dei Normanni. Alla sua morte gli successe il figlio Matteo, il  quale, rispettando la tradizione dei nobili del suo tempo, costruì un castello, il Casale di Chiusa e una primissima chiesa dedicata a San Nicolò di Bari. 

Nel 1553, regnando Carlo V D’Aragona, Chiusa fu posseduta dai Cardona, il cui primogenito Alfonso fu anche per ben due volte viceré della Sicilia; ai Cardona seguirono i Gioeni e successiva- mente, la famosa famiglia Colonna di Paliano, sino all’abolizione della feudalità. Una cittadina affascinante, permeata di storia e “insolitamente” ampia per distribuzione dei caseggiati che presenta ancora oggi gradevoli caratteristiche urbanistiche di tipologia medievale, rese più interessanti da molti elementi artistici e monumentali.

Monumenti

Castello di Matteo Sclafani (XiV sec.)  Si erge sulla piazza omonima, al centro della quale, si trova la bellissima fontana ottagonale del 1500. Entrando attraverso un piccolo arco si accede  al “baglio” del castello; nonostante  la trasformazione dei luoghi, l’atmosfera nobiliare è rimasta immutata. II maniero, costruito con l’ausilio dei mastri muratori  Benedetto di  Teodoro e Giacomo De Lucania, era di forma quadrangolare recintato da ampie mura merlate. Sul lato sinistro si trova la chiesetta baronale dedicata a S. Agata, messa in evidenza da un portale manieristico. Sul lato opposto, superiormente alla scalinata, sono ancora evidenti i resti di una elegante loggia. Nella parte sottostante del castello sono ancora rinvenibili parti di mura di cinta, il giardino e l’antica prigione, sorretta da due archi ad ogiva. 

Chiesa Madre

Dedicata a S. Nicolò di Bari e ricostruita alla fine del XVIII sec., presenta impianto basilicale a tre navate con cupola sul transetto, ricca di  pregevoli stucchi, opera di Bernardo Sesta da Serradifalco , conserva numerosi e pregevoli dipinti: “l’Adorazione dei Magi”, tradizionalmente attribuita allo Zoppo di Gangi, oggi alcuni documenti ne chiariscono l’autore: Cornelio Fiammingo che nel 1593 la realizzò nel locale Convento dei Cappuccini; a sinistra “l’Annunciazione” di Andrea Carreca, della scuola di Pietro Novelli; a destra la “Trasfigurazione”, copia di un dipinto di Raffaello. Splendida è la cappella che accoglie il quadro della Madonna delle lacrime, un dipinto su vetro raffigurante la Sacra Famiglia dal quale, nel 1835, si assistette a cinque lacrimazioni della Madre Celeste. Pregevole è il fonte battesimale marmoreo opera di Baldassare di Massa del XVI secolo. Nella cripta sotterranea della chiesa sono conservati: un bellissimo Crocifisso attribuito a Fra Benedetto Valenza e la preziosa immagine del Sacro Volto di Cristo, donata da Urbano VIII al venerabile Fra Innocenzo.

Chiesa S. Caterina                                                                                          

Edificata  nella seconda  metà del XV secolo da Giuseppe Busacca presenta un impianto del tipo basilicale a tre navate divise da colonne impostate su plinti con arco a pieno centro. La facciata, particolarmente semplice è posta in risalto da una grande gradinata. Nel presbiterio centrale impera la pregevole pala della Madonna del Rosario ed i santi Domenico, Antonio, Giacomo ed Onofrio, opera seicentesca di Leonardo Sozzo. Di grande interesse sono le tre tavole di uno scomposto polittico del Primo Cinquecento di Antonello Crescenzio detto  il “Panormita”, raffigurante San Nicola, la Madonna col Bambino e Santa Caterina. I  due  altari, posti nelle absidi laterali  in  alabastro di Casalbianco, vengono attribuiti a Benedetto Marabitti. Dello stesso artista sono, il transetto del Santissimo Crocifisso sistemato nel presbiterio di sinistra ed il fercolo processionale del miracoloso Crocifisso. La statua di S. Caterina posta nella navata destra è attribuita al Genovese.  La chiesa custodisce inoltre, un fonte battesimale in marmo del XVII secolo ed una pregevole acquasantiera gaginesca in marmo bianco. 

Chiesa S. Maria Assunta

Posta nel cuore del centro abitato, risale alla prima metà del XV secolo. La superba opera fu realizzata da Domenico Busacca con la collaborazione dei figli Giuseppe e Antonio. La chiesa colpisce per il suo singolare prospetto barocco. Internamente è divisa  in  tre navate separate tra loro da sette colonne in pietra, di forma circolare. Il catino absidale è interamente dedicato alla Vergine con tele e affreschi che ne raccontano storie e vita:  “Maria morente circondata dagli apostoli”, “la sepoltura della Vergine”, entrambe attribuite a Federigo Panepinto (1842), “l’Assunzione di Maria, sostenuta da due angeli”, d’ignoto pittore del tardo-manierismo e “l’incoronazione della Vergine” in alto. La chiesa conserva inoltre la statua lignea di S. Giuseppe con in braccio Gesù Bambino, sistemata lateralmente al presbiterio principale, attribuita alla scuola del Bagnasco, così come il gruppo ligneo della “Vergine del Rosario e San Domenico”.

Chiesa S. Michele

Sistemata nella parte più alta del paese fu fondata da Leonardo Gagliano nel 1587, con annesso convento dei padri Agostiniani. Si può ammirare oltre la pregevole statua di S. Michele,  l’effige di S. Monica,  a cui era dedicato  “u viaggiu”. La festa di S. Michele   si svolge il 29 settembre.

Chiesa S. Sebastiano

Domina la vasta piazza del castello, esternamente si presenta molto semplice, mentre all’interno, la sua unica navata è arricchita di meravigliosi stucchi di sapore serpottiano. La fabbrica, iniziata dal sacerdote Paolo Paternostro nel 1623 fu arricchita e terminata sotto la Signoria  di Marco Antonio Colonna e per molti anni servì come Pantheon della stessa famiglia. II presbiterio è delimitato da quattro colonne laterali e dalle statue di S. Giovanni Battista e del Profeta Elia. In cima alla nicchia d’altare ricorre il motivo, proprio di tanta arte decorativa  barocca siciliana, dell’aquila cavalcata dal putto che dà fiato ad una tromba (il Trionfo della Fede). Il cappellone e la  volta sono del palermitano Vincenzo Messina, le decorazioni laterali di Antonio Campisi da Gibellina e Giuseppe Busacca da Chiusa, mentre, gli affreschi della volta e i quadri sono dei sacerdoti chiusesi Giuseppe Messina e Francesco Lo Cascio.

Chiesa S. Maria del Carmelo

Edificata intorno al XVI secolo, si distingue per un singolare portale tardo-manieristico. La chiesa è costituita da un’unica navata, col presbiterio centrale occupato dalla statua della Madonna del Carmelo. Ai due lati della porta centrale si ammirano due pitture di Fra Felice da Sambuca: “la buona morte” e la “mala morte”.

Palazzo Bonfiglio

Fu costruito nella metà dell’800 su progetto dell’architetto Damiani Almeyda, lo stesso che progettò  il Teatro Politeama di Palermo; di recente è stato riconosciuto monumento nazionale. Questo bellissimo palazzo è anche sede dell’associazione e del Coro Polifonico “Matteo  Sclafani”.

Monastero della SS. Annunziata - Badia

Si tratta di un complesso monumentale ubicato nel quartiere Barrere. Di particolare bellezza è il portale di stile barocco su colonne salomoniche che immette all’interno della chiesa ad unica navata attribuita ai Busacca. La chiesa presenta dei pregevoli stucchi realizzati da Andrea Gagliano e Gaspare Serpotta.   Attaccato alla chiesa è posto l’ antico monastero di clausura delle Benedettine. II  fabbricato è costituito da tre grandi ali attorno ad un cortile triangolare in stile rinascimentale. Notevole è la torre campanaria “ di forte impatto plastico” .

Quartiere SS. Salvatore - Barrere

Sorge nella zona sottostante il castello è costituisce il nucleo abitativo più antico del paese. In una fabbrica è ancora presente uno stemma appartenente alla Diocesi di Agrigento; tale edificio si ritiene che possa essere una delle prime case del paese. In questa zona si rinviene anche l’antico “muro del serraglio”, che doveva costituire una parte della “Clusa” dove  venivano rinchiusi i cavalli.

Chiesa S. Leonardo

Fu costruita da Padre Giustino Grassi nel 1421 sotto la signoria di Nicolò Peralta, conte di Chiusa. La chiesa nella facciata esterna presenta un portale settecentesco ed è ad unica navata decorata con stucchi. L’edificio domina il paese ed è costituito da due  immensi piani; internamente al giardino si trova una bellissima fontana di stile barocco. II porticato del collegio, è stato disegnato da Antonio Muttoni. Per dispaccio reale di Ferdinando IV il convento fu concesso nel 1796 alle suore Collegine della Madonna del lume. Oggi è un’ Opera Pia con annessa una casa di riposo.

Patrimonio  Paesaggistico

II territorio di Chiusa Sclafani fa parte del Parco Regionale Naturale dei Monti Sicani, la quinta area naturale protetta dell’isola a cavallo tra le province di Agrigento e Palermo Il nucleo fondamentale è complesso ed eterogeneo, caratterizzato da un patrimonio naturalistico costituito da 4 Riserve Naturali Regionali, la Riserve naturali dei “Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio”, “Monte Cammarata”, “Monte Carcaci” , e la Riserva Naturale Orientata di Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco con 13 Siti di Interesse Comunitario e un antico patrimonio storico-architettonico, racchiuso in 17 piccoli comuni i quali reggono la loro economia sui prodotti tipici e nei quali sopravvivono ancora gli antichi mestieri. 

Il parco presenta una notevole complessità di ambienti e microclimi, da cui scaturisce una grande ricchezza floristica e di situazioni forestali.

Dal punto di vista botanico è stata rilevata la presenza di oltre 700 specie vegetali di cui una quarantina endemiche.   Il bosco naturale è, in gran parte, costituito da formazioni di querceti mediterranei, soprattutto di Leccio e Roverella che, con l’inserimento di altre specie ed un ricco sottobosco, formano un complesso boscato ricco di aspetti naturali interessanti, dal punto di vista ambientale, geobotanico e paesaggistico.

Anche per quanto riguarda la fauna, il territorio sicano, in relazione alla sua morfologia, presenta habitat alquanto diversi che consentono la presenza di numerose e importanti specie faunistiche ed in particolare avifaunistiche ( da rilevare la presenza dello sparviero, dell’Aquila del Bonelli e della Coturnice siciliana).

Particolarità ed eccellenze gastronomiche

“Ranza e Sciura”

Una pizza bianca di origine araba, prodotta esclusivamente a Chiusa Sclafani; il suo nome deriva dal  fatto  che   originariamente veniva preparata con la “ranza” (cruschello) e la “ciura”, cioè, il fiore della farina. L’ impasto utilizzato per la sua preparazione, è lo stesso di quello impiegato per il pane con l’aggiunta di olio d’oliva.

Cannolo

Quello di Chiusa vanta una tradizione secolare, ed è preparato sempre con la stessa meticolosità e pazienza di un tempo. II segreto, oltre alla croccante e fragrante scorza, è dato dalla suadente ricotta setacciata con un crivello molto fine con l’aggiunta di  zuccata  a  pezzettini  e scaglie di cioccolata.  

 

 

 

 

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